Looking for models!

I am looking for subjects to photograph!

 

Plain and simple, you don’t have to be the next top model!

MUA, Hair Stylists, Fashion Designers, Influencers, Instagrammers, Vloggers, Youtubers, Content producers, Videographers, Artists and whichever category better describes you I am more than happy to collaborate!

Better if you feel like you’re the next Rock Star!!!

Based in central London, most shootings will be done on location as I am looking for a studio.

Here you have a very small selection of my past work.

As it goes I will tell you a bit more about me!

Thank you for now,

Ovidiu

Iperfocale

Spesso bisogna incorrere nella tecnica per capire che bisogna liberarsene…

Arrivi a casa, scarichi le schede, e Photoshop non mente.
Una volta si usava il quaderno degli appunti.
Analizzavi, tornavi sulla scena del crimine.
Una processione lenta e sacra, una ricerca alchemica del risultato desiderato.
Dovrei solo ricordare di applicare quanto so già…
La dove vorrei il dettaglio, manca.
Ma, ho capito che la ricerca del particolare è parte integrante del mio modo di vedere le cose.
Sono quasi sempre fermo a 85mm.
Vorrei andare oltre.
Allargare i miei orizzonti e immergermi nella scena senza paura.
Intanto mi approccio alla fotografia come non l’ho mai fatto prima, in modo didattico, e c’è ancora tanta strada da fare.
Se non altro, l’iperfocale mi aiuterà a rimettere tutto a fuoco.
Ora posso sbagliare…
E poi ci sono i luoghi che ti ossessionano.
Li guardi da lontano, fanno parte del tuo quotidiano, ma li eviti.
Finché non ti ci confronti, e capisci che il tuo sguardo dev’essere inciso nel momento stesso in cui l’ispirazione si manifesta.

Incapacità di sintesi

Mi sono comprato una Nikon FM con un 50mm f/1.4 AI.
Tutto manuale… l’effetto che fa sulla gente ha del miracoloso.
Ci ho messo dentro un rullino, rigorosamente bianco e nero. Ne farò buon uso.
Per praticità, però, l’ho attaccato alla digitale e sono uscito per andare in accademia.
Le foto… le metto nell’ordine in cui le ho scattate.
Nessuna pretesa, nessun riferimento iconografico.
Mi piace esplorare, sono curioso per natura… ed è da un bel po che non facevo street.
E’ un’esercizio meditativo, meglio se accompagnato dalla musica.
Devo tornare ad avvicinami di più alla gente e se possibile, socializzare.
In molti cercano l’invisibiltà, quasi a non voler alterare lo spazio temporale e la percezione del’estraneità che si viene a creare, invece, io preferisco ci sia almeno un minimo contatto con il soggetto e dove possibile, affermare in modo deciso la mia presenza, cerco una reazione, un contatto.
Ma questa volta non era questa l’intenzione.
Devo farmi coraggio in più devo rimanere a colori.
Sto anche facendo il corso di scrittura creativa. Imparerò ad ordinare il miei pensieri, le idee.
Lo devo a me stesso… per capacità di sintesi.
Sarà per la prossima.

“A volte c’è un’unica immagine la cui struttura compositiva ha un tale vigore e una tale ricchezza e il cui contenuto irradia a tal punto al di fuori di essa che questa singola immagine è in se un’intera narrazione”

Henri Cartier Bresson            
Stazione di Treviglio
Stazione di Cadorna fino a Brera



 

Venezia

Sul cavalletto, un paio di filtri davanti, andando alla ricerca della lentezza.
Speravo in una giornata di sole e ricerca ma sono finito al Museo dell’Accademia di Venezia e tutto il resto non conta.
Ci devo tornare. Ci riproverò!
Più per il museo però…

 

Venezia – 15 novembre 2014

Ando Gilardi – Non fotografare

E’ tardi!
Sto lottando con la formalizzazione di un blog, con l’idea di una presentazione.
Ma non c’è molto da dire.
E se non vi piace quanto segue, siete nel posto sbagliato.

Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati.

Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese, i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte.

Non fotografare i neri umiliati, i giovani vittime della droga, gli alcolizzati che dormono i loro orribili sogni. La società gli ha già preso tutto, non prendergli anche la fotografia.

Non fotografare chi ha le manette ai polsi, quelli messi con le spalle al muro, quelli con le braccia alzate, perchè non possono respingerti. 

Non fotografare il suicida, l’omicida e la sua vittima.

Non fotografare l’imputato dietro le sbarre, chi entra o esce di prigione, il condannato che va verso il patibolo.

Non fotografare il carceriere, il giudice e nessuno che indossi una toga o una divisa. Hanno già sopportato la violenza, non aggiungere la tua. Loro debbono usare la violenza, tu puoi farne a meno.

Non fotografare il malato di mente, il paralitico, i gobbi e gli storpi. Lascia in pace chi arranca con le stampelle e chi si ostina a salutare militarmente con l’eroico moncherino.

Non ritrarre un uomo solo perchè la sua testa è troppo grossa, o troppo piccola, o in qualche modo deforme. Non perseguitare con il flash la ragazza sfigurata dall’incidente, la vecchia mascherata dalle rughe, l’attrice imbruttita dal tempo. Per loro gli specchi sono un incubo, non aggiungervi le tue fotografie.

Non fotografare la madre dell’assassino, e nemmeno quella della vittima. Non fotografare i figli di chi ha ucciso l’amante e nemmeno gli orfani dell’amante. Non fotografare chi subì ingiuria: la ragazza violentata, il bambino percosso. Le peggiori infamie fotografiche si commettono nel nome del “diritto all’informazione”.

Se è davvero l’umana solidarietà quella che ti conduce a visitare l’ospizio dei vecchi, il manicomio, il carcere, provalo lasciando a casa la macchina fotografica.

Non fotografare chi fotografa: può darsi che soddisfi solo un bisogno naturale.

Come giudicheremmo un pittore in costume bohemien seduto con pennelli, tavolozza e cavalletto a fare un bel quadro davanti alla gabbia del condannato all’ergastolo, all’impiccato che dondola, alla puttana che trema di freddo, a un corpo lacerato che affiora dalle rovine?Perchè presumi che il costume da freelance, una borsa di accessori, tre macchine appese al collo e un flash sparato in faccia possano giustificarti?